Riccardo Muti
Mercadante, Schubert

Napoli, Teatro Mercadante | 26 marzo 2021 | ore 20:00

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
direttore Riccardo Muti

Saverio Mercadante (1795-1870)
Sinfonia Spagnola da “I due Figaro”

Franz Schubert (1797-1828)
Sinfonia n. 9 in do maggiore “La grande” D 944
Andante. Allegro ma non troppo
Andante con moto
Scherzo. Allegro vivace. Trio
Allegro vivace

in collaborazione con Ravenna Festival e RMMUSIC

Non fosse stato per la ripresa voluta e diretta da Riccardo Muti dieci anni fa a Salisburgo e a Ravenna, a conclusione di un articolato progetto di riscoperta della Scuola Napoletana,I due Figaro, che Mercadante compose nel 1826 per le scene di Madrid (dove venne però rappresentata solo nel 1835), sarebbe rimasta sepolta tra le carte della biblioteca di quella capitale. Eppure si tratta “di una partitura di grande fattura e fascino, come si capisce – spiega lo stesso Muti – già dall’ouverture che ben presto divenne autonomo pezzo da concerto e dalla quale emerge la conoscenza che l’autore aveva della cultura musicale spagnola”. D’altra parte, aggiunge il maestro, “quando si parla di Napoli non si può prescindere dall’influenza spagnola e viceversa. E questa sinfonia è una successione di tempi di danza veramentecaratteristici, a partire dal Fandango cui seguono un Bolero, poi un tempo di Tirana e uno di Cachucha, in una sequenza a dir poco irresistibile… ma dietro il colore tipico emerge ben altro, a cominciare dai riferimenti mozartiani”. A questo proposito, infatti, non si può trascurare che l’intricata vicenda narrata nell’opera è una sorta di “sequel” deLe mariage de Figarodi Beaumarchais… ma se ancora certo non possiamo parlare di opera “romantica”, è proprio nelle pieghe di lavori come questi che si può intravvedere il cammino che porterà, per esempio, a Verdi.
Sono anni complessi e ricchissimi: gli stessi in cui Franz Schubert, a Vienna, compone la sua ultima pagina sinfonica in una temperie espressiva del tutto diversa. “La grande” – così detta per distinguerla dall’altra sua in do maggiore, “La piccola” – fu probabilmente composta tra il 1825 e il 1828, ed è un’opera che, a causa dell’incomprensione che l’accolse ancor prima di una vera esecuzione pubblica, avrebbe potuto andare perduta per sempre. Fu infatti Schumann a ritrovarne la partitura, più di dieci anni dopo, nel 1839, tra tanti altri manoscritti a casa del fratello di Franz, Ferdinand Schubert, e a proporla immediatamente a Mendelssohn che in quel periodo era direttore al Gewandhaus di Lipsia, il quale entusiasta decise subito di eseguirla. Il successo non fu immediato, probabilmente per le novità che la sinfonia racchiude: le proporzioni grandiose e l’ampliamento dell’organico, una nuova distribuzione degli elementi melodici e ritmici e una concezione formale che si dipana in uno svolgimento ciclico – trasformando lo scarno motivo esposto in apertura dai corni. Ma l’intuizione del capolavoro s’impone nelle parole di Schumann: “in questa sinfonia si cela qualcosa di più di una semplice melodia e dei sentimenti di gioia e di dolore che la musica ha già espresso altre volte in cento modi; essa ci conduce in una regione dove non possiamo ricordare d’essere già stati prima […]. Oltre a una magistrale tecnica musicale, qui c’è la vita in tutte le sue fibre, il colorito sino alla sfumatura più fine, v’è significato dappertutto, v’è la più acuta espressione del particolare e soprattutto infine v’è il romanticismo che già conosciamo in altre opere di Schubert”.

Programma e organico orchestra