Teatro Alighieri

29 novembre 2020 | ore 11:00

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
direttore Riccardo Muti

Giuseppe Martucci
Notturno op. 70 n. 1

Giacomo Puccini

Preludio sinfonico in la maggiore

Giuseppe Verdi

Sinfonia da Nabucco
Ballabili da Macbeth, atto III
Sinfonia da I vespri siciliani

concerto realizzato grazie alla collaborazione fra Ravenna Festival, Fondazione Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e RMMUSIC

Chi sceglie cuffie o auricolari può apprezzare al meglio l’esperienza audio immersiva che ricrea l’acustica unica del Teatro Alighieri, uno dei soli otto luoghi al mondo (e il solo teatro in Italia) a cui sia stata applicata l’innovativa tecnologia d&b Soundscape En-space.

C’è un filo sottile, invisibile ai più, ma saldo e inequivocabile, che lega le pagine sinfoniche dell’Ottocento italiano al glorioso e più antico passato musicale di questo Paese. Nel secolo dell’esplosione romantica e della musica “assoluta”, quel legame sembra interrompersi, ma nella terra di Monteverdi e Corelli, di Scarlatti e Pergolesi, e ancora di Jommelli, Paisiello e Cimarosa – dominatori indiscussi dell’Europa musicale fino a tutto il Settecento e oltre – la loro lezione continua inesorabile a scorrere sottotraccia, sommersa dall’imponenza onnipresente della voce e del teatro d’opera, eppure viva e pulsante.
Infatti, il rinnovato interesse per la musica strumentale che tra gli italiani riemergerà con vigore nel Novecento può dirsi il frutto di una tradizione ininterrotta, che si esprime nel lavoro di quegli autori che, rinunciando alla fama che solo il teatro garantisce, scelsero di recuperare il terreno perduto rispetto agli sviluppi europei. Emblematica in questo senso è la figura di Giuseppe Martucci, di cui l’elegiaco e malinconico Notturno, concepito per pianoforte poi trascritto per orchestra nel 1901, è una delle pagine più celebri.
Ma quella tradizione mai sopita si esprime anche all’interno dello stesso repertorio operistico, nelle sinfonie come negli intermezzi o nei ballabili, che presto divengono veri e propri “pezzi da concerto”. E anche se il sognante Preludio sinfonico che Puccini compone nel 1882, quale saggio di studente presso il conservatorio milanese, è concepito quale pagina autonoma, lascia già intendere l’attenzione per gli sviluppi dello stile europeo, in questo caso wagneriano, e la maestria orchestrale che ne caratterizzeranno tutta la produzione teatrale. Così come di respiro internazionale – meglio: universale – è senza dubbio l’arte che Verdi riversa non solo nelle pagine vocali, ma anche in quelle che nel solo gesto strumentale riassumono e anticipano il profilo drammatico delle opere. In Sinfonie come quella che, solenne e concitata, apre il Nabucco (1842) rivelandone lo straordinario forziere melodico, oppure quella posta in apertura a I vespri siciliani, o Les vêspres siciliennes, grand-opéra allestito per Parigi nel 1855. Per il pubblico della capitale francese sono pensati anche i ballabili con cui il compositore, dieci anni dopo, arricchisce la seconda versione del suo Macbeth: danze non di semplice circostanza, ma sfrenate e diaboliche come le Streghe cui sono destinate.

Organico Orchestra Giovanile Luigi Cherubini