Teatro Alighieri

22 novembre 2020 | ore 11:00

Disponibile fino al 6 dicembre 2020

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
direttore Riccardo Muti

Franz Schubert (1797-1828)
Sinfonia n. 3 in re maggiore, D 200 (1815)
Adagio maestoso. Allegro con brio
Allegretto
Menuetto: Vivace. Trio
Presto vivace

Sinfonia n. 8 in si minore, D 759 “Incompiuta” (1822)
Allegro moderato
Andante con moto

 

concerto realizzato grazie alla collaborazione fra Ravenna Festival, Fondazione Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e RMMUSIC

Chi sceglie cuffie o auricolari può apprezzare al meglio l’esperienza audio immersiva che ricrea l’acustica unica del Teatro Alighieri, uno dei soli otto luoghi al mondo (e il solo teatro in Italia) a cui sia stata applicata l’innovativa tecnologia d&b Soundscape En-space.

 

“Avevo appena inciso le Sinfonie di Schubert con loro, quando i Filarmonici di Vienna mi invitarono a dirigere per la prima volta il Concerto di Capodanno, nel 1993. Di fronte alla mia riluttanza, mi rassicurarono, sostenendo che da come avevo diretto Schubert certo “non avrei sfigurato” con i valzer e le polke degli Strauss! L’accostamento sembra ardito, ma per loro sia Schubert che gli Strauss costituiscono l’espressione musicale più intensa e vera di Vienna, sono le due facce dello stesso carattere viennese. Perché dietro l’apparente sorriso dei frizzanti “ballabili” straussiani si può intravedere il senso della morte, così come sotto la melodia divina che pervade le pagine di Schubert, anche quelle più serene e trasparenti, si può cogliere l’ombra del pianto e, appunto, della morte”.
La sottile e complessa duplicità in cui, secondo Riccardo Muti, si esprime la “viennesità” di Schubert forse non è ancora del tutto esplicita nella sua Terza sinfonia, opera mediana nella sua produzione sinfonica giovanile. Non esplicita perché in questa partitura del 1815, germogliata tra una messe incredibile di Lieder (in quell’anno se ne contano quasi 150), subito saltano all’orecchio la vena cantabile e la freschezza dell’invenzione melodica che si dispiegano dopo l’inquieto Adagio introduttivo, tanto che oltre alle inflessioni danzanti tipicamente viennesi più osservatori quasi vi intravedono un piglio rossiniano. E, insomma, nel modello orchestrale fedele a Mozart e Haydn ancora non si lascia presagire il profondo e sofferto spessore espressivo che invece già allora innervava i suoi Lieder e che costituirà l’essenza stessa delle Sinfonie più mature, quella in do maggiore, detta Grande, e in particolare l’Incompiuta. Che, a dispetto dell’appellativo e dei soli due movimenti (del terzo non vi sono che una manciata di battute), incompleta non è. Dalle viscere del sentimento risuonano le prime otto battute, violoncelli e contrabbassi, a segnare la qualità di una scrittura del tutto nuova, nel trattamento tematico come nel tessuto armonico e nelle sfumature timbriche: uno sguardo verso territori inesplorati, oltre i quali non ci si può che fermare.
Una curiosità: mai eseguite durante la vita del compositore, queste due sinfonie intrecciano i loro destini quando, nel 1865 a Vienna, alla prima esecuzione del capolavoro “incompiuto” viene affiancato quale finale l’ultimo movimento della giovanile Terza.

Organico Orchestra Giovanile Luigi Cherubini