Histoire du soldat

da dire, suonare, danzare

Teatro Alighieri | Disponibile fino al 22 aprile 2021

Omaggio a Igor’ Stravinskij a 50 anni dalla scomparsa
Histoire du soldat

da dire, suonare, danzare

musica Igor’ Stravinskij
testo Charles-Ferdinand Ramuz
versione italiana Giusi Checcaglini e Luca Micheletti

Intermezzo:
Tre pezzi per clarinetto solo (1918)
di Igor’ Stravinskij

regia e ideazione scenica Luca Micheletti
maestro concertatore e direttore Angelo Bolciaghi

Il diavolo Luca Micheletti
Il soldato Massimo Scola
Il narratore Valter Schiavone
La principessa Lidia Carew
Il diavolo (scene danzate) Andrea Bou Othmane

violino Daniele Richiedei
clarinetto Giuseppe Bonandrini
fagotto Anna Maria Barbaglia
cornetta Marco Bellini
trombone Devid Ceste
contrabbasso Gianpiero Fanchini
percussioni Francesco Bodini

light designer Fabrizio Ballini
sculture Luigi Casermieri e Liliana Confortini
assistente alla regia Francesco Martucci
assistente ai movimenti scenici Silvia Illari

nuovo allestimento
coproduzione Compagnia teatrale I Guitti, CamerOperEnsemble, Fondazione Ravenna Manifestazioni

 

Quando tra il 1917 e il 1918, “di fronte al nulla, in terra straniera e nel bel mezzo della guerra”, Igor’ Stravinskij compone l’Histoire du soldat, esplode l’epidemia di “spagnola”. E quello che doveva essere uno spettacolo itinerante e adatto ai magri tempi di guerra – pochi esecutori, pochi attori e agili scene da trasportare da una città all’altra – viene costretto a un’unica rappresentazione: il 28 settembre 1918 al Teatro Municipale di Losanna, dove però rivela tutta la sua dirompente forza espressiva. A finanziare il progetto è Werner Reinhart, mecenate e musicista dilettante, cui sono dedicati i tre pezzi per clarinetto solo eseguiti qui come intermezzo.

Per il soggetto il compositore attinge dalla madre Russia, ovvero dalla raccolta di racconti di Afanas’ev – in particolare dalla storiella del soldato che dopo averlo fatto ubriacare si sbarazza del diavolo e da quella del soldato disertore e del diavolo che riesce a rubargli l’anima. Storie che, in realtà, con le varianti tipiche della narrazione di tradizione orale, appartengono a ogni popolo che abbia conosciuto la guerra, e che Stravinskij e lo scrittore Charles-Ferdinand Ramuz combinano ponendo in primo piano il tema faustiano dell’uomo che cede al demonio l’anima (simboleggiata dal violino) in cambio di beni e ricchezze, quindi sottolineandone il carattere universale.

Ne scaturisce uno spettacolo che non è facile classificare: non può dirsi un’opera, non un balletto e neppure un dramma con musica. Appare piuttosto come una storia “illustrata” da musica, scene e azione in cui ogni componente conserva significato ed esistenza autonomi: in un insieme in aperta rottura con il lascito operistico ottocentesco, eppure di rara efficacia teatrale.

Insieme a un manipolo di strumenti, sorta di cameristico concentrato di orchestra, sul palcoscenico il ruolo di primo piano spetta al narratore: a lui, come nella miglior tradizione popolare, tocca il compito di tracciare la vicenda del soldato che, in licenza, si lascia convincere a cedere il suo vecchio violino al Diavolo, in cambio di un libro magico che rivelandogli il futuro gli darà la ricchezza. Ma i tre giorni che trascorrono insieme si trasformano in tre anni e il soldato si ritrova improvvisamente estraneo al proprio passato e ai propri affetti: della ricchezza non sa che farsene, straccia il libro e si rimette in cammino. Incontrerà di nuovo il Diavolo e riuscirà a riconquistare il violino, insieme alla libertà perduta, giocandosi ogni avere in una partita a carte. È con quello strumento che riesce a guarire, e quindi a sposare, la figlia del re. Dunque, la felicità è ancora possibile, ma il Diavolo è sempre lì, a ricordargli che non si può avere tutto: quando la nostalgia lo sospingerà verso il passato, verso casa, lui sarà lì ad aspettarlo. Così, dietro la triste storia del soldato si intravede la sorte amara dell’uomo, l’inevitabile e doloroso esito della impari lotta che ognuno è chiamato a sostenere contro il destino.

Programma di sala